Codice etico

Non tutto ciò che può essere costruito deve essere costruito.

Il mio impegno sull’intelligenza artificiale, sul lavoro e sulla dignità umana.

Premessa

Un consulente informatico non riceve soltanto accesso a strumenti. Riceve accesso a decisioni capaci di moltiplicare le possibilità delle persone, ma anche di concentrare potere, cancellare responsabilità e rendere qualcuno superfluo agli occhi di chi lo misura soltanto come costo.

Per questo non considero neutrale ciò che progetto. Ogni sistema porta con sé un’idea di essere umano e ogni automazione distribuisce benefici, rischi e conseguenze. Prima del codice viene la coscienza; prima dell’efficienza viene la dignità.

  1. La persona viene prima del sistema.

    Non progetterò, configurerò, venderò o consiglierò sistemi basati sull’intelligenza artificiale il cui scopo dichiarato, o il cui effetto ragionevolmente prevedibile, sia eliminare posti di lavoro soltanto per ridurre il costo umano.

    Se un progetto espone concretamente dipendenti o collaboratori alla sostituzione, al licenziamento o all’espulsione dal proprio mestiere senza un piano reale di tutela, formazione e ricollocazione, quel progetto non avrà il mio nome.

  2. L’efficienza non assolve.

    Un bilancio può contare le ore risparmiate; non può misurare la dignità sottratta. Un processo più veloce non diventa giusto solo perché produce più margine.

    L’intelligenza artificiale può liberare dalla fatica ripetitiva, aumentare sicurezza e competenza, restituire tempo alle persone. Non deve diventare il pretesto per cancellare chi ha costruito il valore che oggi si desidera automatizzare.

  3. Dietro ogni funzione c’è una vita.

    Un posto di lavoro non è una casella in un organigramma. È stabilità, responsabilità, futuro; spesso è la casa di una famiglia, la cura di un figlio, la serenità di chi ha dedicato anni a un mestiere.

    Chi progetta sistemi potenti deve ricordare che una decisione tecnica può propagarsi nella vita psicologica, familiare e sociale di persone che non siedono al tavolo del progetto. Nessun vantaggio economico giustifica la leggerezza davanti alla disperazione umana.

  4. La responsabilità resta umana.

    Non affiderò a una macchina l’ultima parola su assunzione, licenziamento, retribuzione, valutazione, accesso a diritti o altre decisioni capaci di cambiare radicalmente la vita di una persona.

    L’essere umano può usare uno strumento; non può nascondersi dietro di esso. Ogni sistema deve avere limiti comprensibili, controllo umano effettivo e una persona responsabile delle conseguenze.

  5. Nessuna intelligenza al servizio dell’illecito.

    Rifiuto di progettare o agevolare sistemi destinati a frode, falsificazione, evasione, accesso abusivo, sorveglianza illegittima, discriminazione, manipolazione, elusione dei controlli o qualunque altra condotta contro la legge, lo Stato, la comunità o la persona.

    La potenza di uno strumento non riduce la colpa di chi lo orienta. La moltiplica.

  6. Verità prima della persuasione.

    Non presenterò un sistema come infallibile, autonomo o innocuo quando non lo è. Dichiarerò limiti, dipendenze, rischi e responsabilità umane con parole comprensibili.

    La fiducia non si ottiene oscurando ciò che una tecnologia fa. Si merita consentendo a chi la subisce o la utilizza di comprenderla e contestarla.

  7. La coscienza cristiana.

    La mia fede non è una condizione imposta a chi lavora con me; è la coscienza alla quale io rispondo. Mi ricorda che il prossimo non è un costo da espellere, un dato da sfruttare o un mezzo da consumare.

    Credo che il sapere abbia valore quando custodisce la vita e serve il bene comune. Quando il profitto chiede di dimenticare la persona, per me il limite è già stato oltrepassato.

  8. Il dovere di dire no.

    Mi riservo il diritto e assumo il dovere di rifiutare, sospendere o interrompere ogni incarico incompatibile con questi principi, anche quando è tecnicamente possibile, economicamente conveniente o formalmente richiesto.

    Nessun contratto e nessun compenso valgono la complicità in un danno evitabile. I soldi possono pagare un progetto; non possono assolverne le conseguenze.

  9. La tecnologia che scelgo di costruire.

    Accetto l’intelligenza artificiale quando amplia la capacità umana, protegge chi lavora, migliora la sicurezza, rende il sapere accessibile e lascia alle persone più tempo per ciò che richiede giudizio, relazione e responsabilità.

    Non costruisco per rendere l’essere umano inutile. Costruisco perché possa lavorare meglio senza perdere il proprio posto nel mondo.